L’ESA ha definito i server privati di Minecraft e Call of Duty «pirateria»: cosa sta succedendo?

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Immagina: giochi da anni sul tuo server preferito di Minecraft, costruisci, parli con gli amici — e all’improvviso scopri che, secondo la più grande associazione del settore, stai facendo qualcosa di illegale. È proprio questo il messaggio che milioni di gamer hanno recepito dopo l’audizione al Senato della California.

L’ESA ha definito i server privati di Minecraft e Call of Duty «pirateria»: cosa sta succedendo?

Cosa è successo: la dichiarazione dell’ESA sui server privati

Il 29 giugno 2026, al Senato della California si è tenuta un’audizione sul disegno di legge AB 1921, noto come Protect Our Games Act («Legge per la protezione dei nostri giochi»). Durante la discussione, il membro dell’Assemblea Chris Ward ha fatto un esempio: la community di Minecraft e Call of Duty mantiene vive queste esperienze da tempo grazie ai server privati.

Tuttavia Jennifer Gibbons, vicepresidente della Entertainment Software Association (ESA) per i rapporti con le autorità statali, lo ha interrotto: «Sono illegali. Non hanno alcun legame con Microsoft». Quando uno dei membri della commissione ha chiesto se si trattasse di una sorta di «mercato nero», Gibbons ha risposto senza giri di parole: «Sì. Noi lo consideriamo pirateria. Al momento abbiamo due cause ancora aperte contro i server privati».

Contesto: perché serve il disegno di legge AB 1921

Il disegno di legge AB 1921, proposto da Chris Ward, tutela i giocatori dalla chiusura improvvisa dei giochi online. Secondo il testo, gli editori saranno obbligati a:

  • avvisare i giocatori della chiusura dei server con almeno due mesi di anticipo;
  • offrire una modalità offline o trasferire alla community il software del server;
  • rimborsare chi non ha fatto in tempo a usare i contenuti pagati.

L’idea sembra logica: i giocatori spendono soldi reali per prodotti che possono sparire in qualsiasi momento per decisione dell’azienda. Il disegno di legge punta a garantire almeno una minima tutela. L’ESA, però, si è opposta, definendo l’iniziativa una minaccia per l’industria.

Perché ha suscitato polemiche: il contrasto con la pratica reale

La dichiarazione di Gibbons ha scatenato subito una valanga di critiche — e non senza motivo. Mojang stessa (lo studio che sviluppa Minecraft, di proprietà di Microsoft) non solo non perseguita i server privati, ma ne sostiene ufficialmente l’esistenza. L’azienda pubblica il software server (server.jar) per il download libero e mantiene un elenco ufficiale di server su Minecraft.net.

Emblematica anche la reazione della community dei fan, che ha citato le parole del creatore di Minecraft Markus Persson: «Se comprare un gioco non significa possederlo, allora la pirateria non è furto». Questa frase coglie perfettamente il nodo della contraddizione: quando le aziende si riservano il diritto di «spegnere» un gioco acquistato in qualsiasi momento, il confine tra uso legittimo e «pirateria» diventa sfumato.

Inoltre, il riferimento di Gibbons al rapporto dello U.S. Trade Representative sui «Notorious Markets» si è rivelato improprio: in realtà quel documento prende di mira i server che permettono di aggirare abbonamenti a pagamento — cosa che non ha nulla a che vedere con Minecraft o Call of Duty su PC, dove per giocare online non è semplicemente richiesto alcun abbonamento.

Dopo l’ondata di critiche, l’ESA ha pubblicato un chiarimento, sostenendo che Gibbons si riferisse ai server che distribuiscono contenuti protetti da copyright senza autorizzazione. Ma il malumore è rimasto.

Cosa significa per i giocatori

La situazione riguarda molte più persone di quanto sembri a prima vista. Milioni di giocatori in tutto il mondo usano server privati — per giochi di ruolo, minigiochi, ritrovi tra amici e competizioni. Se la logica dell’ESA dovesse prevalere in tribunale o nella legge, tutto questo finirebbe a rischio.

Il disegno di legge AB 1921 è già stato approvato dall’Assemblea della California e ora prosegue il suo iter al Senato. Il suo destino influenzerà direttamente la possibilità per i giocatori di mantenere diritti reali sui prodotti acquistati.

Ne parliamo?

Secondo te i server privati sono un modo legittimo per tenere vivi i giochi, oppure l’ESA ha ragione nelle sue preoccupazioni? Condividi la tua opinione nei commenti — questa discussione è importante per tutta la community videoludica.

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